Pietro Elis Fraccaro, nasce a Venezia il 4 Febbraio 1950.
Fin da bambino è sempre a contatto con martelli, ferro e incudini, questi diventarono i suoi giocattoli che impara ad usare con il nonno, tanto che il padre lo avvia agli studi tecnici. Si troverà all’età di 20 anni perito meccanico. Il suo sogno però non è questo, la sua indole idealista lo porta verso interessi socio politici, siamo nel “68” ed è in questo periodo di grandi discussioni e desiderio di trasformare e migliorare il mondo che avviene la sua formazione, così tra una manifestazione, tablò e volantini si ritrova a conoscere due valenti pittori veneziani, stabilitisi nell’entroterra veneto, Valeria Rambelli e Ottone Marabini, che lo ospitano nel loro studio atelier, dove si avvicina all’arte del restauro su tela. Sono forse gli anni più belli più ricchi d’interesse, con loro studia non solo la storia dell’arte, ma è soprattutto Ottone che lo accompagna alle soglie della ricerca alchemica. E’ in questo periodo che matura l’idea di diventare un abile artigiano, così come molti pittori, in tempi antichi lo furono dipingendo; egli pensa di riprendere il gioco lasciato molti anni prima lavorando quel ferro che da bambino lo divertiva. Si, il suo lavoro sarebbe stato un gioco faticoso, con cui però avrebbe potuto realizzare, immaginazione e desiderio. Quel minerale grigio-argento che sente già di conoscere, lo avrebbe manipolato come pongo, per restituirgli la vita della forma…….cercando nell’argenteo forte, rigido ferro il substrato che chiede, se lo ascolti, di svelarsi. Nel buio della fucina, acceso il fuoco nella forgia, mentre il martello nella mano guidato dall’occhio attento e dal suo afflato lascia che il ferro sprigioni i suoi colori, viola, indaco, rosso, arancio e giallo oro, la sua rigidità è ora duttile, è molle la materia mentre si modella, scintille ferrose e rilucenti di rosso e giallo danzano mentre appare, quando assieme lo vogliono, ora la forma dapprima pensata, poco a poco compressa, ritrova la sua forza. Il desiderio di dire non vuole parole, ciò che appare comunica con chi guarda, è questa la sua speranza nell’arte?
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