La mostra
Edward Hopper rappresenta la prima volta in più di 25 anni (nel caso di Boston, in quello di Washington più di 50) che viene allestita una mostra a grande scala dell’artista fuori New York. Un vero e proprio sforzo di insieme dalle dimensioni ciclopiche, fatto dal Museum of Fine Arts di Boston – dove la mostra è stata esposta fra i mesi di maggio e agosto –, la National Gallery of Art di Washington (dove prosegue fino il 21 gennaio 2007) e infine l’Art Institute di Chicago, dove potrà vedersi, nella sua tappa finale, fra febbraio e maggio del prossimo anno.
Edward Hopper (1882 - 1967) "New York Movie" 1939 olio su tela The Museum of Modern Art, New York, Donazione Anonima 1941 Digital Image © The Museum of Modern Art/Licensed by SCALA/Art Resource,NY
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In questa opportunità, l’attenzione è puntata sul periodo delle grandi riuscite di Hopper, vale a dire fra il 1925 e il 1950, quando esegue i dipinti che sarebbero diventati in seguito delle icone: Automat (1927),
Drug Store (1927),
Early Sunday Morning (1930),
New York Movie (1939) e senz’altro
Nighthawks (1942).
Il direttore della National Gallery, Earl A. Powell III, ha espresso il suo entusiasmo e il suo orgoglio nel presentare “questa nuova esplorazione del periodo più fertile nella carriera di Edward Hopper, periodo in cui l’artista produsse alcuni fra i capolavori dell’arte moderna statunitense”.
Edward Hopper (1882 - 1967) "New York Corner (Corner Saloon)", 1913 olio su tela Colezione Privata Cortesía Fraenkel Gallery, San Francisco e Martha Parrish & James Reinish, Inc., New York
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Le opere di Edward Hopper (1882-1967) colgono la realtà della vita statunitense, sia nella città che nella campagna, attraverso ritratti che molte volte risultano patetici, carichi di un’immensa solitudine ma sempre belli; immagini pregnanti e assolutamente rappresentative della prima metà del novecento.
La mostra espone un totale di 50 oli, 25 acquerelli e 12 incisioni, che vengono presentati al pubblico secondo un ordine cronologico e tematico. Le opere svelano uno Hopper creatore di immagini potenti che raggiungono un’altissima espressione in tutte le tecniche e non solo attraverso l’olio.
Edward Hopper (1882 - 1967) "Hotel Room, 1931" olio su tela Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid © Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid
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Dalla fine degli anni ’20 Hopper è stato riconosciuto come il più profondo degli artisti nordamericani, maestro della luce e del realismo, eloquente e ombroso, di grandissima sensibilità. Il cuore della mostra è dedicato in particolare alle immagini del periodo della maturità dell’autore: i maestosi fari di Maine; gli appartamenti di Manhattan, i ristoranti e i teatri; le case di Gloucester e di Cape Cod.
Edward Hopper (1882 - 1967) "Automat" 1927 olio su tela Colezione Permanente Des Moines Art Center; Acquisito con fondi della Fondazione Edmundson Art , Inc. Fotografia: Michael Tropea, Chicago
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La carriera di Hopper si svolge lungo sei decadi e nei suoi ultimi lavori, creati nell’epoca in cui l’espressionismo cominciava a dominare la scena dell’arte mondiale, l’artista statunitense rimase fedele al proprio stile che da sempre lo aveva caratterizzato: l’estremo realismo di un’opera austera e semplice.
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Edward Hopper