Il Museo del Louvre prosegue nella sua politica di apertura al contemporaneo e agli artisti viventi, porgendo in questa occasione un invito a Jan Fabre. È per questo che nelle gallerie tradizionalmente dedicate ai dipinti della scuola fiamminga, olandese e tedesca, dove i visitatori possono godere dei quadri dei maestri van Eyck, van der Weyden, Bosch, Metsys e Rubens, troveranno spazio le opere che uno dei più noti artisti del contemporaneo mette in aperto dialogo con la storia dell’arte.
In seguito al completamento dei suoi studi nella Royal Academy of Fine Arts e nell’Institute for Decorative Arts di Anversa, Jan Fabre comincia la sua carriera internazionale nella decade dei ’70, basicamente con “azioni” di tipo provocatorio, le sue famose performances private. La nuova corrente dell’arte fiamminga presentava allora la sua nuova stella che, oltre ad essere artista visuale, è incisore e designer.
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Jan Fabre, Sarcofago Conditus, « Lui qui fut représenté sur sa tombe » 2003, prêt Salerne, Italie photo Attilio Maranzano, © Angelos.© Adagp, 2008 |
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Fabré ha partecipato in mostre internazionali di grande rilievo quali Documenta di Kassel o la Biennale di Venezia, quella di Lione e quella di San Paolo, oltre a quelle di Valencia e di Istanbul. Nel 2006 la città di Anversa accoglie la sua mostra Homo Faber presentata nelle gallerie del Royal Museum of Fine Arts, un luogo davvero privilegiato. La sua compagnia teatrale, la Troubleyn (creata nel 1986) appare frequentemente nei festival leaders in Europa quali il Théâtre de la Ville a Parigi, l’Avignon Festival e il Salzburg Festival, dove fu presentato per la prima volta Requiem for a Metamorphosis.
Jan Fabre, Le bousier 2001, Courtesy Galerie Guy Bärtschi—Genève © 2008 Musée du Louvre / Antoine Mongodin © Adagp, 2008 |
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Il percorso proposto da Jan Fabre lungo la collezione del Museo del Louvre può essere colto come una sorta di “dramma mentale” in cui spiccano gli elementi principali della sua carriera insieme a quelli degli Old Masters. L’artista cerca di stabilire un collegamento fra il suo universo e i temi principali della collezione del Louvre: morte e resurrezione, la vanità dell’essere umano, il sacrificio, il denaro, la pazzia, il carnevale, le battaglie, lo studio dell’artista.
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Autoportrait en plus grand ver du monde 2008, Collection de l'artiste © 2008 Musée du Louvre / Antoine Mongodin
© Adagp, 2008 |
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Vengono presentate oltre 30 opere fra disegni, sculture, video e installazioni, sempre in dialogo permanente con la collezione del museo e con lo spettatore. Accade così fin dalla prima parte della mostra, The Martyrdom of Art, dove le grandi opere esercitano un forte fascino sull’artista e sono fonti di ispirazione e di tormento. I Let Myself Drain è l’opera che apre la mostra e in essa il visitatore si trova di fronte l’alter ego di Fabre, il quale si presenta come un martire vinto dal talento dei suoi precursori immolato in nome dell’arte. Disegni eseguiti col sangue dell’artista (My Body, My Blood, My Landscape) si specchiano con il Martyrdom of Saint Denis, pezzo d’altare di Henri Bellechose.
En Death and Resurrection (dopo il martirio arriva la morte) il Sarcofago Conditus si presenta di fronte all’opera di Hans Memling ed è qui che Jan Fabre, nella totalità della sala, rende omaggio alla morte e alla resurrezione attraverso la virtù delle opere della mostra; l’agnello, l’animale sacrificale, facendo riferimento al Mystical Lamb (agnello mistico) di Jan van Eyck.
Altra informazione
Jan Fabré: L'ange de la métamorphose |