In concomitanza con il bicentenario del 2 maggio 1808 e l’inizio della Guerra d’Indipendenza, il Museo del Prado presenta una vasta mostra su Goya che, incentrata sulle due grande tele del 2 e del 3 maggio 1808 a Madrid, recentemente sottoposte a un processo di restauro e pulizia, studia e presenta la figura dell’artista in un contesto più ampio. La mostra, composta da circa duecento opere dell’artista, è stata allestita dal Museo del Prado e la SECC, con la collaborazione della Comunidad de Madrid; e si iscrive all’interno della programmazione commemorativa auspicata dalla Comisión Nacional del Bicentenario della Guerra d’Indipendenza.
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Francisco de Goya Fusilamiento en un campamento militar Olio su tela , 58 x 71 cm Collezione Marqués de la Romana |
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Goya en tiempos de guerra (Goya in tempi di guerra) commemora quest’anno il bicentenario dell’inizio della Guerra d’Indipendenza spagnola, offrendo al pubblico la possibilità di vedere riunite duecento opere dell’artista, che comprendono, oltre a disegni, acqueforti e litografie, 90 dipinti fra i quali oltre 65 appartengono ad altre istituzioni e collezioni private quali Majas sul balcone e il Ritratto della Marchesa di Montehermoso, entrambe appartenenti a collezioni private; Fra Pedro e il bandito Maragato, dell’Art Institute di Chicago; La cattura di Cristo della Cattedrale di Toledo e nove dipinti provenienti dalla Real Academia de Bellas Artes de San Fernando, indispensabili per l’articolazione della mostra che per la prima volta si presenta all’interno del contesto dell’evoluzione del pittore. Sia per la quantità delle opere che per la qualità delle stesse, si tratta della mostra internazionale più importante dedicata all’artista dopo quella allestita dal Prado nel 1996.
Come afferma Manuela Mena, commissario della mostra Goya in tempi di guerra è una mostra incentrata volontariamente sull’artista e non sulla Guerra d’Indipendenza. Anche se gli anni della guerra costituiscono il nucleo centrale di questa nuova presentazione dell’artista al Prado, non è questo l’unico soggetto della mostra, che si estende nell’arco di venticinque anni della vita dell’artista. Il punto di riferimento della mostra è l’anno 1794, anno in cui in seguito alla grave malattia che determinò la sua sordità, Goya cominciò a distaccarsi dagli schemi dell’arte del suo tempo, incominciando a dipingere con indipendenza dai committenti, al cui servizio,secondo le parole dell’artista, “il capriccio e l’invenzione non possono spaziare.
Francisco de Goya - El 2 de mayo de 1808 en Madrid: la lucha con los mamelucos Olio su tela 268 x 347 cm Madrid, Museo Nacional del Prado (restaurato) |
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Contesto storico della mostra: 1795-1819
La mostra prende l’avvio negli ultimi anni del Settecento, quando Goya diede inizio a una nuova tappa, di maggiore indipendenza creativa e di progressi stilistici e concettuali, culminata con la serie di acqueforti dei Capricci nel febbraio 1799 e con la Famiglia di Carlo IV nel 1800. Questa rivisitazione dell’artista si conclude nel 1819, anno in cui dipinse l’ultima sua opera pubblica: L’ultima comunione di San Giuseppe di Calasanzio. Questo periodo è segnato in ambito personale da due malattie: quella fra il 1792 e il 1793, con gli anni decisivi della sua guarigione nei quali l’artista avanzò verso una maggiore indipendenza artistica, e quella verso la fine 1819, in cui Goya fu nuovamente sull’orlo della morte e che coincideva in campo politico al periodo più crudele della repressione di Fernando VII contro i liberali, dopo l’abolizione della Costituzione del 1812.
Fra il 1795 e il 1819 la vita e l’arte di Goya si evolsero dalla sua ambizione cortigiana, pienamente raggiunta con la sua nomina di Primo Pittore di Camera nell’ottobre 1799, come servitore massimo della regalità e dell’aristocrazia, fino alla libertà e l’indipendenza degli anni successivi, in cui lo vediamo profondamente interessato in particolare allo studio della natura umana e dei suoi conflitti. La pittura al servizio dei re e dell’aristocrazia si fece largo per dare spazio a un’arte dalla maggiore intimità, incentrata sempre di più sui ritratti dei suoi amici e sui quadri in cui espresse idee apertamente progressiste o satire contro la malvagità e l’ignoranza umane e sui difetti e le miserie della società. Dopo la guerra Goya si concentrò soprattutto sui suoi disegni e sulle acqeuforti, con serie come I disastri della guerra, la Tauromachia e gli Spropositi, e sui disegni in cui appaiono soggetti di grande varietà, quali l’Inquisizione e la repressione, ma anche l’inganno o la pazzia accanto ad altri di un certo ottimismo nel riflettere la situazione sociale.
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Francisco de Goya El 3 de mayo de 1808 en Madrid: los fusilamientos en la montaña del Príncipe Pío. Olio su tela 268 x 347 Madrid, Museo Nacional del Prado (restaurato) |
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Sezioni della mostra
La mostra è suddivisa in quattro “scene” (sezioni) che corrispondono alle diverse tappe della storia spagnola di questo periodo, che incorniciano l’opera di Goya e l’evoluzione della sua arte:
I.- Goya. Primo Pittore di Camera (1795-1800);
II.- Goya davanti al nuovo secolo (1800-1808);
III.- Goya negli anni della Guerra d’Indipendenza (1808-1814);
IV.- Fatali conseguenze della sanguinosa guerra di Spagna (1818-1819).
Il percorso proposto prende come punto di partenza il significativo periodo della trasformazione di Goya, quando egli decise di percorrere una nuova strada, per raggiungere il punto culminante negli anni della guerra d’Indipendenza e per concludere per forza nel difficile periodo del dopoguerra e del ritorno di Fernando VII, periodo in cui l’artista dipinse le tele del Due e del Tre maggio a Madrid. I due quadri costituiscono, secondo le parole di Manuela Mena, “l’espressione più chiaramente indipendente del pensiero di Goya e del suo senso critico dinnanzi alla rappresentazione di un fatto reale, trasformato in simbolo e in metafora”.
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Goya en tiempos de guerra |