Pittore e disegnatore di nazionalità israeliana e francese, residente a Parigi dal 1954, Avigdor Arikha è un artista di culto ammirato da collezionisti,critici e artisti; egli è anche un prestigioso storico dell’arte e curatore di mostre, così come un brillante scrittore e conferenziere, che ha difeso e praticato appassionatamente da decenni la pittura dal vero, basata sull’osservazione. Sono noti i suoi ritratti, i nudi, i paesaggi e le nature morte, eseguiti in maniera realistica e spontanea, di solito in un’unica seduta e senza disegno previo.
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El Violonchelo de Noga, 9 noviembre 1979 (Noga’s Cello, 9th november 1979) Oleo sobre lienzo, 161,3 x 129,5cm Colección privada |
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Dopo il primo approccio alla pittura dal vero nella sua infanzia e giovinezza, la carriera artistica di Arikha comincia negli anni ’50, ed egli si fa conoscere come illustratore fra il 1953 e il 1954; in questi anni esegue disegni per testi di Rilke e di Gogol fra gli altri. Dopo il 1958 esegue dipinti astratti, oscuri e tormentati, che hanno qualche rapporto con l’espressionismo astratto del dopoguerra. Ma nel 1965 ha luogo un momento di inflessione fondamentale che segnerà tutta la sua produzione posteriore. È allora che l’artista diventa consapevole di trovarsi in una strada senza uscita, pensa che il cammino dell’astrazione è ormai esaurito e abbandona la pittura. Secondo quanto egli stesso riferisce, il 10 marzo 1965 si alzò al mattino e cominciò a disegnare dal vero. Durante otto anni, oltre allo studio della storia dell’arte, concentra tutta la sua attenzione sul lavoro basato direttamente sull’osservazione, facendo esclusivamente disegni e incisioni – principalmente acqueforti in bianco e nero – fino a quando, verso la fine del 1973, ricupera la pittura.
Mesa de Cristal en la Biblioteca, 28 diciembre-3 enero 2004
(Glass-table in the Library, 28th december-3rd january 2004)
Oleo sobre lienzo, 65 x 81 cm Colección Privada
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È in questi anni (1965-1973) che egli sviluppa e mette in atto la sua teoria sul lavoro dal vero: soltanto questo modo di creare ha l’autenticità che deve avere un’opera d’arte; in quello che si fa a memoria manca quella verità intrinseca alla produzione artistica. Di conseguenza, Arikha lavora in un numero limitato di generi – ritratti, nudi, nature morte, interni e paesaggi – e limita anche il processo creativo a una, massimo due sedute, senza fare disegni previ né usare immagini fotografiche; l’obiettivo è cogliere tracce di vita del soggetto selezionato. I suoi soggetti sono veri e propri frammenti di realtà, intensamente vissuti e rappresentati dall’artista in maniera spontanea, con una pennellata energica e nervosa, una caratteristica luce tenue e biancastra e una tavolozza spesso basata su toni bianchi e terrosi; tutto questo, sommato a una accurata struttura della superficie del quadro, conferisce alle sue opere un ritmo compositivo e una atmosfera molto personali e caratteristici.
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Lluvia, 18 julio 2001 (Rain, 18th july 2001) pastel sobre cartón, 23,8 x 31,8 cm Cortesía Marlborough Gallery, Nueva York |
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La mostra offre una carrellata lungo tutto il percorso di Arikha a partire da una data trascendentale nella sua carriera, l’anno 1965, in cui ha luogo il suo radicale e definitivo abbandono dell’astrazione e della sua “risurrezione” artistica. Quasi un centinaio di opere raggruppate in tre spazi diversi: da un lato vengono presentati i suoi dipinti, con un criterio più o meno cronologico e, per volontà dell’artista, illuminate in prevalenza con la luce naturale, e in un terzo spazio vi è una completa selezione dei suoi inconfondibili disegni e pastelli, così importanti nella sua produzione.
Altra informazione
Avigdor Arikha |