Alla fine del diciannovesimo secolo l’appena nato stato italiano era impegnato nel fronteggiare una grande crisi economica, un forte incertezza politica e una decisa instabilità sociale. L’unificazione del regno, quasi totalmente raggiunta nel 1871, aveva promesso al popolo italiano un futuro di democrazia e di progresso nazionale, ma la realtà avrebbe presto mostrato il suo volto fatto di alienazione e disillusione. Gli artisti, dal canto loro, comprendevano che la pittura italiana si stava allontanando da quella degli altri Paesi europei. Per questo la storia e l’arte si trovavano ad un cruciale punto di svolta.
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Umberto Boccioni (1882-1916) Lombard Countryside , 1908
© Museo Civico di Belle Arti, Lugano (2258) |
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Fu all’interno di questo quadro che uno sparuto gruppo di artisti d’avanguardia, poi conosciuti con il nome di Divisionisti, incominciarono alla fine del secolo un processo di radicale risposta alle condizioni in cui si trovavano. I risultati furono strabilianti. Radical Light è la più grande mostra del Regno Unito, e una della più importanti fuori dall’Italia, dedicata all’argomento. Con oltre cinquanta lavori dei maggiori Divisionisti italiani, l’esposizione include rari prestiti provenienti da collezioni private (Umberto Boccioni, Officine a Porta Romana, 1908) e da pubbliche istituzioni d’Europa e Nord America.
I Divisionisti volevano rappresentare i paradossi del mondo in cui vivevano attraverso la pennellata ‘divisa’: influenzati dai contemporanei studi di ottica essi dipingevano con tocchi di colori puri, che si fondevano poi nell’occhio dell’osservatore, capaci di dare massima luminosità e intensità ai loro quadri. Molti tra i pittori del movimento erano inoltre impegnati politicamente.
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Giovanni Segantini (1858-1899) The Bad Mothers, 1896-7
© Kunsthaus, Zürich. All rights reserved (1967/66) |
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Agli inizi degli anni novanta Giovanni Segantini, Angelo Morbelli e Emilio Longoni, tra gli altri, abbracciarono idee di tipo socialista e si impegnarono per un arte che, come disse Giuseppe Pellizza nel 1892, fosse ‘non arte per l’arte, ma per l’umanità’. Fu in questo spirito che vennero concepite opere celeberrime come L’oratore dello sciopero di Longoni, del 1890–1 (collezione privata) o l’ipnotico capolavoro di Boccioni La città che sale, 1910–11 (MoMA, New York).
La mostra percorre l’evoluzione del movimento divisionista, partendo dalle sue origini per arrivare alla nascita del Futurismo, che emerge dal suo interno per poi svilupparsi come avanguardia autonoma. Quando poi centinaia di operai e lavoratori emigrarono dalla campagna alle città del nord Italia, ecco che alcuni pittori divisionisti abbandonarono la tetra modernità di Milano e Torino per la natura delle zone circostanti. Segantini si rifugiò nella tranquillità delle Alpi Svizzere, e la solitudine montana gli ispirò alcune grandi opere come Primavera sulla Alpi, 1897 (collezione privata) e La punizione della Lussuria, 1896/7 (Kunsthaus di Zurigo).
Giuseppe Pellizza torno alla nativa rurale Volpedo, dove si impegnò nel sociale diventando una sorta di guida per i lavoratori della zona. Nella lunga elaborazione che accompagnò Fiumana, poi divenuto il celebre Quarto Stato (Pinacoteca di Brera, Milan), Pellizza dipinge, utilizzando fra l’altro lavoratori come modelli, l’inarrestabile marcia del proletariato che avanza incontro alla luce della giustizia sociale.
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Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907) The Living Torrent, 1895-6 Pinacoteca di Brera, Milan (Sprind gift, 1986) © Su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali |
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Allo stesso modo Angelo Morbelli ritornò tra le risaie del Piemonte, dove sostenne la causa delle ‘mondine’ con Per ottanta centesimi!’, 1893–5 (Museo Borgogna), e testimoniò sempre le misere condizioni di vita di poveri e diseredati.
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